Valerio Falcone

Ceneri diverse

Le ceneri che resteranno, quando i focolai si saranno spenti, non saranno leggere,il vento non riuscirà a disperderle, a portarle via e farcele dimenticare. 

Tuttavia non possiamo dimenticare chi ha poca voce, gli ultimi, tutti quelli ( e sono  milioni solo nell’opulenta Italia) che vivono alla giornata e  che oggi non  riescono a garantire un piatto di pasta ai loro figli. 

Non sarà più tollerabile che l’uno per cento della popolazione terrestre detenga più ricchezza del restante novantanove. 

Se la pandemia in questo momento ci ha resi tutti uguali ci dovrà essere da insegnamento per il futuro, perché se è giusto lottare per non morire di virus lo è ancora di più per non morire di fame. 

Con i nostri squilibrati e scorretti comportamenti abbiamo ammalato la Terra e l’umanità.  Del resto è impossibile rimanere sani in un mondo malato. 

Il riscaldamento globale (anche di un solo grado) è come il surriscaldamento corporeo: a trentotto gradi potrebbe significare l’inizio dell’inferno. 

Ma io resto ottimista, nonostante queste nuove e imprevedibili condizioni che cambieranno il mondo,  con la consapevolezza che l’arte e la bellezza salveranno il mondo. 

E noi italiani che possediamo oltre il  50 % dei beni artistici del pianeta saremo tenuti a custodirli bene per farli fruire al resto del pianeta. 

Il nostro impegno per la valorizzazione Culturale come azienda è sempre alto.

Ma tutti dovremo fare di più.

Dalle ceneri di questi focolai dobbiamo raccogliere i resti e farne tesoro.