Claudio TringaliMagistrato a riposo

Occorrerà ricostruire e c’è un solo modo per farlo: farlo insieme.

La quarantena è iniziata da otto giorni quando Paola mi chiede di pensare e scrivere su cosa stiamo vivendo e su come ne usciremo.  

Noi, qui a Salerno. 

Vivo in questa città da quando sono nato e sento di appartenerle totalmente. I ricordi – che alla mia età sono tanti –  mi portano a giorni lontani, i giorni del colera e i giorni del terremoto. Eventi che, come l’epidemia Covid 19, giungono improvvisi e terribili seminando morte e distruzione. Il tempo poi lenisce e stempera il dolore però le emozioni lasciano il segno e non scolorano. Ma i ricordi servono a poco ora che di fronte a noi si erge un qualcosa del tutto sconosciuto, potente, letale  ed inafferrabile: una pandemia. E’ con lei che oggi dobbiamo fare i conti e non siamo preparati, non abbiamo in mano le carte vincenti, finora. Così ci difendiamo con una delle poche armi in nostro possesso: l’isolamento, la quarantena. Nome dal sapore antico che riecheggia di secoli passati, pestilenze, morte nera, epidemie catastrofiche. E noi, uomini del 21^ secolo, abituati a pensare, a pensarci eterni, invincibili, oggi dobbiamo guardare in faccia la realtà che ci dice che non è così. Abbiamo creato un mondo  fondato su due pilastri: la nostra – come esseri umani – invincibilità e la nostra – come singoli individui – immortalità. Non siamo invincibili e non siamo immortali. Come fanno i virus – che si adattano a noi – usandoci per vivere e gettandoci via subito dopo – dobbiamo adattarci a vivere accanto a loro. E’ da questa consapevolezza allora che bisogna ripartire e trovare nuovi modi per affrontare malattie che credevamo relegate nel cassetto dei ricordi dell’umanità. 

Tra quei ricordi però c’è anche la consapevolezza che ogni pandemia ha cambiato il corso della storia: accompagnando o provocando guerre, migrazioni, crolli di imperi, sistemi economici, poteri religiosi, persecuzioni ideologiche. Dopo la peste nera del 1347 venne il Rinascimento portando con se la rinascita sociale, culturale ed economica in Europa.  Lo sconvolgimento epocale causato dalla peste, per i suoi milioni di morti, creò di fatto le basi del Rinascimento, perchè il mondo doveva comunque ripartire. Dopo tanti orrori, anno dopo anno ci fu una ripresa generale della vita e della ricostruzione sociale. Dopo tanto dolore e tanti lutti ci si dedicò al bello, all’arte, contagiando prima tutta l’Italia e poi l’Europa. E a beneficiarne fu anche l’economia che si mise in moto ricercando nuovi modelli e nuovi mercati. Accadrà ancora? Se il sogno di una Europa unita e solidale resisterà nei nostri cuori nonostante le ripugnanti prese di posizione di Paesi che hanno dimenticato i valori dell’Unione, se riusciremo non solo noi come singoli ma anche le nostre istituzioni –  comunitarie e non – a fare interconnessione che è il modo nuovo di definire la solidarietà e la condivisione, allora potremo sperare davvero in giorni migliori di queste tristi e dure giornate di lutti, dolore e amarezza. Occorrerà ricostruire e c’è un solo modo per farlo: farlo insieme. Anche noi qui a Salerno. Supereremo gli ostacoli solo se sentiremo di appartenere tutti ad una stessa storia, ad uno stesso territorio, ad un destino comune, al di là di quello che ci divide. Abbiamo finora dimostrato il nostro valore chiudendoci in casa senza fiatare, morendo silenziosamente nelle corsie ospedaliere nell’esercizio della professione medica, resistendo tenacemente sui luoghi di lavoro nonostante l’avanzare della crisi economica. Nella case, nelle fabbriche, nelle corsie ospedaliere si combatte una lotta decisiva contro l’epidemia che sarà sconfitta perché finora hanno sempre vinto gli uomini sui virus. 

E’ ora di restituire a questa città quello che abbiamo ricevuto.”Non chiederti cosa può fare il tuo paese per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo paese” (John Fitzgerald Kennedy).